Settembre pesa sugli italiani più di gennaio. Non tanto per il ritorno al lavoro o a scuola in sé, quanto per la necessità di rimettere contemporaneamente in moto appuntamenti, spesa, pasti, scadenze, gestione della casa e decine di altre piccole attività quotidiane. Un carico organizzativo che occupa una quantità di tempo tutt’altro che marginale e che potrebbe diventare uno dei principali terreni di applicazione dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni.
A fotografare il fenomeno è una ricerca realizzata da AstraRicerche per Amazon Alexa su 1.015 persone tra 18 e 70 anni. Il 66% degli intervistati considera abbastanza o molto faticoso tornare alla routine, mentre per un italiano su tre il vero ritorno alla normalità si concentra proprio tra metà settembre e l’inizio di ottobre.
Quanto tempo perdiamo per organizzare la giornata
Il problema non riguarda soltanto il rientro dalle vacanze. Secondo l’indagine, oltre sette italiani su dieci considerano faticosa la somma delle attività necessarie per pianificare, decidere, ricordare e confermare ciò che bisogna fare ogni giorno.
Il dato più significativo riguarda il tempo impiegato. Il 28,4% dedica più di un’ora al giorno alla programmazione quotidiana, una quantità che, proiettata sull’intero anno, supera i 22 giorni. Un ulteriore 44,4% impiega fino a un’ora.
Il carico non è distribuito allo stesso modo. Tra le donne, il 33% supera un’ora al giorno, contro il 24% degli uomini. Le generazioni X e Y risultano quelle maggiormente coinvolte, con una quota del 31%.
Al ritorno dalle vacanze, il 57,5% indica proprio la ripresa dei normali ritmi come una delle principali fonti di fatica mentale. Seguono la gestione della casa, citata dal 40%, le pratiche lasciate in sospeso dal 37,7% e la necessità di riorganizzare impegni e appuntamenti dal 36,9%.
Anche decidere cosa mangiare contribuisce al problema. Il 28,4% segnala la difficoltà di tornare a programmare spesa e pasti. Tra gli ostacoli principali ci sono trovare idee per preparare pasti sani e vari, indicato dal 37,9%, avere sufficienti energie dopo il lavoro, 33%, e riuscire a conciliare i tempi, 32%.
L’intelligenza artificiale entra nelle piccole incombenze quotidiane
È proprio su questa frammentazione delle attività che l’AI generativa potrebbe avere un impatto concreto per gli utenti finali. Non necessariamente svolgendo operazioni complesse, ma riducendo il numero di micro-decisioni che accompagnano una normale giornata.
La ricerca mostra una disponibilità piuttosto elevata verso questa possibilità. Il 53% degli intervistati guarda con interesse a un assistente AI capace non soltanto di fornire informazioni, ma anche di svolgere concretamente alcune attività, mentre oltre il 56% dichiara di essere intenzionato a provarlo.
I vantaggi attesi sono soprattutto pratici. Il 33,3% indica la riduzione del carico mentale e una maggiore serenità, il 33% il recupero di tempo e il 31,5% una migliore organizzazione ed efficienza.
Nel periodo del rientro alla routine, il 43,2% considera utile poter contare su un assistente vocale basato sull’AI che conosca le proprie preferenze e possa semplificare alcune decisioni.
Dal chiedere informazioni al far svolgere un compito all’AI
Il cambiamento più rilevante riguarda il passaggio dall’assistente che risponde a una domanda a quello che può eseguire un’azione per conto dell’utente.
Le attività che gli italiani sarebbero maggiormente disposti a delegare sono molto concrete. Il 57,4% affiderebbe all’assistente AI la prenotazione di un ristorante, il 55,4% la chiamata di un taxi, il 51,3% la prenotazione di un appuntamento e il 48,7% l’acquisto di un biglietto ferroviario.
Si tratta di un modello diverso rispetto agli assistenti vocali tradizionali. L’utente potrebbe, per esempio, chiedere di trovare un ristorante compatibile con determinate preferenze e lasciare poi al sistema il compito di individuare una soluzione e predisporre la prenotazione.
La ricerca evidenzia però anche un requisito importante: delegare non significa rinunciare al controllo. Il 38,6% degli intervistati preferirebbe un assistente che individui e proponga una soluzione, lasciando alla persona la conferma finale.
È un modello che potrebbe diventare particolarmente rilevante con la diffusione degli agenti AI, sistemi progettati non soltanto per conversare, ma anche per utilizzare servizi digitali ed eseguire sequenze di operazioni necessarie a raggiungere un obiettivo.
Un assistente AI che impara preferenze e abitudini
Un’altra aspettativa riguarda la personalizzazione. Il 45,3% degli intervistati ritiene che un assistente AI diventi più efficace quanto più conosce gusti, preferenze e abitudini della persona che lo utilizza.
A questo si aggiunge la continuità tra dispositivi. Per il 53,7% è interessante poter iniziare un’attività su un dispositivo e continuarla su un altro, evitando di ripetere informazioni e operazioni.
È una delle direzioni seguite da Alexa+, la nuova generazione dell’assistente Amazon basata sull’intelligenza artificiale generativa. Il sistema può mantenere il contesto delle conversazioni e utilizzare progressivamente preferenze, abitudini e informazioni condivise dall’utente per personalizzare le interazioni.
La differenza rispetto all’impostazione tradizionale di Alexa riguarda soprattutto la possibilità di trasformare una conversazione in un’azione. Tra gli esempi indicati da Amazon c’è la possibilità di cercare e prenotare un ristorante utilizzando la voce attraverso l’integrazione con TheFork.
Meno tempo davanti all’agenda, più delega digitale
La ricerca suggerisce quindi un possibile cambiamento nel rapporto tra utenti e intelligenza artificiale. Dopo una prima fase dominata dalla generazione di testi, immagini e risposte alle domande, l’attenzione si sta spostando verso sistemi capaci di intervenire direttamente nelle attività quotidiane.
“La svolta agentica non è ancora parte della vita degli italiani ma è prossima a venire”, afferma Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche, sottolineando come gli utenti mostrino interesse verso la possibilità di delegare alcune attività che sottraggono tempo, pur mantenendo il controllo sulle decisioni.
Per gli utenti finali, la partita dell’AI potrebbe quindi giocarsi sempre meno sulla capacità di ottenere una risposta sofisticata e sempre più su qualcosa di molto concreto: quante operazioni quotidiane può evitare di farci svolgere personalmente.


