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Casco connesso, cinque modelli tra cui scegliere

Anche se non ufficialmente obbligatorio, il casco in bicicletta è prima di tutto una scelta di buon senso, in qualsiasi circostanza. Grazie alla creatività dei più creativi, pronto però anche a trasformarsi in casco connesso per rendere più piacevole il tempo passato a pedalare, e non solo per il contributo alla sicurezza.

Un casco si presta infatti molto bene per integrare funzionalità aggiuntive. Se non un vero e proprio accessorio smart, completo di una o addirittura due videocamere, quantomeno un complemento per ascoltare musica o restare in contatto con i propri amici o i compagni di viaggio senza togliere lo sguardo dalla strada e le mani dal manubrio.

MFI, luci e suoni

In un casco connesso la dotazione di serie è abbastanza standard e Lumex Pro Plus di MFI è un primo ottimo esempio. Nelle forme tipiche id un modello destinato al cicloturista o al cicloamatore, integra in modo discreto due serie di LED ad alta luminosità. Una per le luci anteriori bianche e l’altra per quelle rosse posteriori. Per entrambe, si può selezionare la modalità di funzionamento fissa o lampeggiante, più funzionale sia alla visibilità sia alla durata della batteria.

Meno scontata invece, l’ulteriore luce posteriore rossa con funzioni di stop e attivabile automaticamente. Così come le ultime due in posizione più laterale da sfruttare come indicatori di direzione azionabili da un piccolo telecomando da montare sul manubrio.

Inoltre, integrato anche un sistema audio. Non con i classici auricolari, ma sfruttando la più recente tecnologia a conduzione ossea. Questo permette di tenere libere le orecchie da qualsiasi potenziale ostruzione verso i suoni ambientali, viabilità compresa. Senza però impedire al sistema wind-cut di filtrare i disturbi fino alla velocità di 35 km orari.

La batteria promette un’autonomia intorno alle dieci ore, mentre come facile prevedere il prezzo è superiore a quello dei caschi standard, fissato a 199 euro.

Lumos, luce sulla sicurezza

Una spesa comunque in linea con quella dei diretti rivali. Tra i più simili per configurazione, Lumos Kickstart, simile anche nelle linee. Cambia prima di tutto la forma delle luci posteriori, a formare un triangolo e con potenza di 500 lumen.

Confermato il sistema di avviso di frenata, in pratica una luce di stop in versione per biciclette. In più però, dall’app Lumos offre un certo spazio di personalizzazione. Si può infatti variare la frequenza nella modalità di luce lampeggiante, e si può registrare i propri movimenti. All’occorrenza caricandoli direttamente su Strava o Apple Health.

Originale inoltre, il sistema di segnalazione automatica della svolta, da usare in alternativa al telecomando da manubrio. Per chi usa Apple Watch, la luce di svolta a sinistra, la più pericolosa, può essere attivata anche con il classico movimento del braccio.

Non sono previste funzioni audio. L’attenzione Lumos alla sicurezza va però oltre la parte connessa. L’azienda ha infatti sviluppato MPIS, sistema opzionale per un maggiore assorbimento degli urti in caso di incidente o caduta.

Da una dotazione inferiore e una maggiore cura della sicurezza, scaturisce un prezzo leggermente più basso, di 179,95 dollari, con possibilità di scelta tra quattro colori.

Sena, tutta un’altra musica

Totalmente opposta invece la scelta di Sena, il cui X1 Cycling Helmet si concentra sulle funzionalità audio. Versione riveduta e corretta di un primo modello più orientato al ciclista urbano, in genere pendolare, prova a confrontarsi con un settore più esigente come quello degli appassionati.

Prima di tutto con forme aerodinamiche, nelle quali un sistema Bluetooth 4.1 integra funzioni audio non necessariamente scontate. Se infatti l’utilizzo per ascoltare musica o gestire le chiamate sono da considerarsi praticamente per scontate, la modalità di interazione con lo smartphone lo è molto meno.

Si può infatti sfruttare gli speaker ben nascosti nel casco connesso per ascoltare le indicazioni GPS del percorso impostato dall’app. Oppure, durante un allenamento restare aggiornati sull’andamento dello sforzo. Tutte le regolazioni del caso, dal volume alla playlist, si appoggiano a tre pulsanti integrati sul lato sinistro.

Non manca un sistema di riduzione del rumore, per filtrare soprattutto il disturbo del vento, senza distogliere l’attenzione dalle dinamiche del traffico. Quattro i colori disponibili, per un prezzo di 199 dollari.

Livall, sicuri di comunicare

Pochi, per non dire nessuno invece, i compromessi coni quali è disposta a scendere Livall, il cui Bling Helmet BH60SE si può considerare un casco connesso tra i più completi, mantenendo il peso in 361 grammi.

L’idea intorno a cui è stato sviluppato il progetto non è tanto adattare il casco alle esigenze smart, ma viceversa. Le luci si integrano quindi nelle linee classiche del dispositivo di protezione, rivolto anche ai più competitivi e quindi attenti all’aerodinamica. Da evidenziare però, si parla solo di quelle posteriori, perché quelle anteriori non sono previste.

Confermati invece segnalazione di frenata, gestione delle chiamate per la parte audio e indicazioni di navigazioni per il GPS impostato sullo smartphone.

In più, alcune funzioni particolari. Tra le meno scontate, l’interfono. Se si viaggia in compagnia di altri ciclisti muniti dello stesso casco, si può comunicare senza la necessità di accostamenti a volte pericolosi o senza comunque doversi distrarre dalla strada. Inoltre, altre due opzioni utili per la sicurezza. Un tasto dedicato permette di inviare una richiesta di soccorso e un rilevatore automatico di caduta

C’è solo un dettaglio, e neppure tanto secondario. I tempi di messa in commercio del modello successivo, il BH62 si stanno prolungando oltre il previsto. Nel frattempo però, anche questo risulta quasi impossibile da trovare disponibile. In sede di lancio sulla piattaforma di crowdfunding Indiegogo si parlava comunque di una cifra intorno ai 200 euro.

Coros, semplice ed efficace

La soluzione al momento più abbordabile, sotto i cento euro, è il casco connesso proposto da Coros. Le rinunce per arrivarci sono soprattutto proprio sulla parte smart. Materiali, aerodinamica e confort infatti, sono studiate a livello di competizione.

Per quanto semplici, quasi minimaliste, le forme risultano infatti in linea con i modelli più ricercati. Solamente, meno accentuate. Sul fronte delle funzionalità, le differenze però si notano

Prima di tutto, con luci solo posteriori, sfruttando una sorta di modulo aggiuntivo integrato. Fermo restando efficacia, il risultato estetico è più quello di un fanalino applicato al casco rispetto all’integrazione di LED sagomati sulle forme.

Anche la parte audio si fa notare, in senso letterale. In pratica, alle cinghie sono applicati due auricolari molto simili a quelli total wireless di uso comune. Sicuramente, più vicino all’orecchio e quindi con una maggiore resa audio. Al tempo stesso però, non la migliore soluzione sotto il profilo estetico e funzionale.

Questo non impedisce però di contare su tutte le funzioni del caso. Sfruttando il telecomando da manubrio si possono gestire musica e chiamate, alle quali si aggiunge il rilevamento automatico di caduta con relativo invio di richiesta di soccorso. Con in più la scelta decisamente originale di attivare il lampeggio della luce secondo la parola  SOS in codice Morse.

Salvo disponibilità per la consegna immediata, il prezzo ufficiale è di 99 dollari.

 

 

 

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