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Scegliere lo sportwatch, guida a otto modelli

La rapida evoluzione degli smartwatch ha portato a orientare lo sviluppo in una direzione ben precisa. Archiviata senza particolari rimpianti una prima fase al semplice servizio degli smartphone e raggiunto il consenso diffuso attirando l’attenzione quale originale incentivo all’attività fisica, il wearable è presto diventato sportwatch, complemento ideale all’attività sportiva, di ogni tipo e a ogni livello.

Ai fornitori specializzati da più tempo nel settore si è così improvvisamente affiancata una varietà di modelli evoluti dalle applicazioni più generiche, a formare un quadro in continua evoluzione e ricco di proposte. Se gli originali prodotti Garmin, Suunto e per qualche tempo Polar, potevano apparire riservati a pochi appassionati, oggi registrare un’attività fisica o sportiva, e naturalmente condividerla, è la regola per molti.

Garmin Fenix 6 Pro Solar Edition brilla di luce propria

Prima della diffusione su larga scala degli smartwatch, lo strumento al polso degli appassionati di sport e soprattutto di corsa era spesso prodotto da Garmin. Anche se oggi l’interesse crescente e la relativa concorrenza hanno frammentato il mercato, il marchio resta una delle prime opzioni da valutare quando si parla di sportwatch.

Anche solo per rendersi conto di cosa possa realmente fare al proprio caso. Uno dei punti forti di Garmin infatti, è un’offerta di sportwatch ampia come pochi altri, sia per fasce di prodotto sia per modelli specifichi rivolti alla singola disciplina. D’altra parte, con un livello di spesa in genere sopra la media.

Per versatilità e innovazione, un ottimo rappresentante della categoria è Fenix 6 Pro Solar Edition. Nelle tradizionali forme rotonde con display da 1,3” per una risoluzione di 260×260 pixel è racchiusa una serie di opzioni non scontate.

Al fianco degli ormai diffusi profili attività precaricati le attività più comuni, anche qualche decina, diverse funzioni più tecniche per le singole discipline. Per esempio, metriche dedicate alla mountain bike e alle misurazioni specializzate dei parametri per valutare la difficoltà del sentiero e la fluidità della discesa.

Per lo sci alpinismo invece, la possibilità di distinguere la fase di ascesa e quella di discesa, mostrando i dati in modo automatico e consultabili in modo analitico. Se si pratica invece il fondo, in combinazione con una fascia cardio si può tenere sotto controllo la potenza nella sciata per misurare l’esatto carico degli esercizi

Più in generale, esercizi guidati da seguire per la forza funzionale, il cardio, lo yoga e il pilates. Tutti visualizzabili sullo schermo dell’orologio. Proprio questo è uno dei punti di forza Gamrin, visualizzare direttamente sul display anche le mappe, applicate a diversi contesti, dalla semplice escursione, all’alpinismo o anche il campo da golf.

A posteriori, come ormai prassi, una serie di analisi sulle prestazioni e sul livello di condizione, importante per chi programma allenamenti in vista di un obiettivo.

Ultimo aspetto tanto interessante quanto innovativo, la lente con ricarica solare Power Glass. Vale a dire una fonte di ricarica addizionale, potenzialmente in grado di estendere l’autonomia anche a settimane.

Tutto questo naturalmente ha ripercussioni sul prezzo. Nell’insieme tuttavia, 799,99 euro appaiono in linea con l’insieme delle funzioni proposte.

Suunto 7 ha l’avventura nel DNA

La stessa filosofia è condivisa almeno in parte da Suunto. Marchio cresciuto soprattutto a supporto della grandi avventure outdoor, trova comunque sempre più ammiratori anche tra chi insegue imprese molto più ordinarie. A questi viene incontro Suunto 7, intenzionato a combinare le esigenze della pratica sportiva con le funzioni tradizionali dello smartwatch, a partire dalle notifiche e la gestione della musica.

Nel rispetto delle forme rotonde, in questo caso la cassa misura 50 mm di diagonale con una risoluzione del display di 454×454 pixel, le forme sono meno esasperate rispetto ai modelli più specifici per l’outdoor. Inoltre, il marchio finlandese rientra tra quelli pronti a scommettere sulle potenzialità di WearOS, il sistema operativo Google per i wearable.

Anche se l’obiettivo primario di uno sportwatch resta soddisfare attività raramente oltre la singola giornata, l’attenzione all’autonomia resta alta. Per evitare brutte sorprese, è possibile regolare la precisione del GPS e di conseguenza il consumo di uno dei componenti più esigenti sotto il profilo energetico. L’obiettivo dichiarato è garantire fino a dodici ore di registrazione completa con dati di navigazione.

Anche in questo caso, la particolare vocazione all’avventura comporta la necessità di poter consultare le mappe direttamente al polso, complete di dettagli su fondo e terreno, percorsi e linee di contorno.

Resta di conseguenza su livelli piuttosto alti anche il prezzo, anche se ultimamente è possibile trovare Suunto 7 intorno ai 349 euro, rispetto al costo originale di 479 euro.

L’avventura Polar continua con Vantage V2

La ricerca spinta all’estremo per aumentare le prestazioni dei propri sportwatch è uno dei punti di forza storici di Polar. Al tempo stesso però, anche un potenziale limite nello scenario attuale, limitando di fatto il raggio d’azione.

Affidabilità e qualità anche del Vantage V2 restano infatti fuori discussione, come nella tradizione del marchio. La volontà di soddisfare le esigenze sempre più elevate degli appassionati porta però inevitabilmente a dei compromessi. In questo caso però, non sul design, rispetto al passato e ai diretti rivali decisamente più lineare e vicino ai modelli di largo consumo.

Fermo restando aspetti imprescindibili per la solidità, a partire dalla cassa rotonda in alluminio per il display da 1,2” con risoluzione di 240×240 pixel e un peso di 52 grammi. La batteria da 346 mAh promette fino a 40 ore di autonomia con utilizzo del GPS e frequenza cardiaca al polso, pronti a salire fino a sette giorni in modalità standard.

Fattore distintivo resta però lo sport, corsa e bicicletta in particolare, con la possibilità di aggiungere sensori dedicati. Diverse le opzioni disponibili. Per esempio, si può seguire i progressi e personalizzare le zone di frequenza cardiaca, velocità e potenza attraverso il Running Performance Test. Oppure, per chi preferisce la bicicletta, personalizzare le zone di potenza e calcolare il valore di soglia funzionale con Cycling Performance Test.

Dopo un allenamento, lo sportwatch offre un aiuto per capire se le gambe siano pronte per un lavoro ad alta intensità o preferire invece una fase di recupero muscolare. Anche l’analisi del sonno è studiata in questa visione. Nightly Recharge misura il riposo e mostra come gli sforzi sostenuti durante il giorno vengano recuperati durante la notte.

In sintesi, Polar Vantage V2 monitora i segnali del corpo e li trasforma in dati e suggerimenti, così da programmare meglio gli allenamenti e recuperare in maniera completa.

In linea di conseguenza il prezzo, fissato in 499 euro. Per la fascia cardio, più affidabile per chi cerca misure di precisione o il kit di sensori per la bicicletta, è necessario prevedere una spesa aggiuntiva rispettivamente di 50 euro e 60 euro.

Anche Apple Watch SE è della partita

Lo sport non si può considerare uno dei punti di forza per gli smartwatch Apple. Negli ultimi anni tuttavia, la situazione sta lentamente cambiando. In particolare, in modelli come Watch SE inizia a vedersi qualche attenzione in più, anche solo per non perdere il passo rispetto alla concorrenza, molto agguerrita in questo campo.

Ad Apple però, come ben noto non piace inseguire e copiare. Pur allineandosi quindi alla richiesta di registrare e analizzare attività fisica, si è comunque cercato di farlo in modo diverso. In particolare, passando dai semplici indicatori numerici su passi, distanza e calorie, a dei più suggestivi anelli grafici da chiudere al raggiungimento dell’obiettivo. Oppure, inserendo anche il numero di volte in cui ci si alza dalla sedia, così da aumentare ulteriormente lo stimolo al movimento.

Inizia anche a vedersi qualche attenzione per le attività all’aria aperta meno scontate, a partire da quelle in acqua o in quota. Al riguardo, non scontata la presenza di un barometro sempre attivo. Contrariamente a quanto avviene di solito, da visualizzare insieme agli altri dati e non separatamente.

Rispetto alla versione più complete, Watch SE non prevede funzioni avanzate come l’EGC. Tuttavia, include l’analisi del sonno, solo di recente adottata anche da Apple, e il sistema di rilevamento per le cadute, con eventuali relativi allerta ai contatti di emergenza.

Quello che Watch SE paga sul fronte delle prestazioni sportive rispetto ai rivali con una propensione più marcata, intende compensarlo mantenendo gli storici punti di forza di dispositivo molto legato al design e utile in qualsiasi momento della giornata. A guadagnarne in questo caso anche il prezzo, di 309 euro, più in linea con il settore di riferimento.

Lo sport con Fitbit Versa 3 è tutta salute

Allo sport Fitbit ci arriva per via indiretta, come principale contributo agli obiettivi di attività fisica quotidiana e relativo benessere. Anche il marchio di recente acquistato da Google, nel tempo ha però sviluppato un’attenzione particolare per i più appassionati e Versa 3 è al momento il risultato più vicno al concetto di sportwatch.

Un buon equilibrio tra funzionalità quotidiane e supporto allo sport. Forme quadrate con un display anche always-on di dimensioni non eccessive ma abbastanza per avere sempre sotto controllo i parametri essenziali durante l’esercizio. In più, con schermate dinamiche, all’interno delle quale scorrere i valori disponibili.

Anche in questo caso, funzioni strettamente legate alla salute come l’ECG sono prerogativa del modello superiore, Fitbit Sense. A vantaggio però dell’autonomia. Utilizzando il GPS un paio di ore al giorno, la ricarica può attendere tranquillamente diversi giorni. Per arrivare alla settimana dichiarata però, servizi come localizzazione o controllo vocale vanno usati con molta parsimonia.

Particolare invece la scelta per quanto riguarda la lettura dell’SpO2, il livello di ossigenazione del sangue. La stima viene infatti effettuata solamente a seguito dell’analisi del sonno. Viene quindi a mancare la possibilità di avere sotto controllo l’informazione durante gli sforzi più intensi. Così, come contare sull’indicazione del VO2 Max, sempre più richiesto dagli sportivi.

Per chi non ritiene determinante qualche compromesso sul fronte delle prestazioni sportive, diventa interessante il prezzo di 229,99 euro.

Samsung Galaxy Active 2 rinuncia al GPS, non alle prestazioni

Anche Samsung segue la filosofia di aggiungere funzionalità ai propri modelli senza tuttavia compromettere la natura originale di smartwatch concepiti per rivelarsi utili durante tutto l’arco di una giornata. In questo senso lo sportwatch è certamente una modalità di importanza crescente, ma non la principale.

Così, Galaxy Active 2 aumenta l’attenzione all’esercizio fisico, pur mantenendo i tratti tipici della serie. A partire da forme rotonde e linee piuttosto semplici, pronte a integrarsi in svariati contesti. Il risultato è un sistema leggermente più piccolo rispetto alla media, con un diametro di 1.2″ e risoluzione di 360×360 pixel, ma anche un peso decisamente inferiore, contenuto in 26 grammi.

Nel corredo di funzioni trovano posto anche il rilevamento automatico dello sport, per sette attività e manuale per le altre. In particolare, una funzione dedicata alla corsa. Running Coach propone infatti consigli in tempo reale in base agli obiettivi impostati dall’app.

Dal punto di vista Samsung, solo uno dei momenti di una giornata da considerare in una visione di insieme sullo stato di salute. A partire dalla funzione di monitoraggio dello stress per rilassarsi quando ci si sente tesi, con la possibilità di eseguire gli esercizi guidati per la respirazione.

Per più esigenti quando si parla di sportwatch, Samsung riserva comunque un’attenzione particolare. Sempre per i runner, la versione dedicata Galaxy Active2 Under Armour Edition, include sei mesi di servizio MapMyRun premium incluso e un coaching in tempo reale calcolato su passo e cadenza, con relativi programmi di allenamento più articolati.

Il prezzo di 249,99 euro resta allineato con i modelli più generici, mantenendo comunque un’attenzione particolare allo sport. Aspetto però importante considerato il contesto, senza il GPS. Bisogna quindi mettere in preventivo di avere sempre appresso anche lo smartphone.

La sfida Wahoo Elemnt Rival è appena iniziata

Nel settore prova ad affacciarsi anche qualche nome nuovo. Tra i più interessanti per rapidità di crescita e sviluppo dell’offerta è interessante il caso Wahoo. Partita con pochi modelli di ciclomputer e il progetto chiaro di mettere qualità e servizi davanti a un prezzo basso a tutti i costi, più di recente si è allargata al mondo smartwatch.

Sempre mantenendo la concentrazione sul mondo del ciclismo, ma iniziando ad aprirsi anche alla corsa passando dal triathlon. Elemnt Rival è l’espressione di tutto questo, con in più l’attenzione quanto basta al design per proporre un dispositivo da indossare tutto il giorno.

Presentarsi al mercato dopo altri, significa non potersi limitare a copiare se si vuole brillare di luce propria. Secondo Wahoo, nel pieno della prestazione un atleta in uno sportwatch cerca soprattutto la scontata affidabilità ma anche facilità d’uso. Non vuole cioè perdere tempo per visualizzare l’informazione desiderata e interpretarla.

Per esempio, sul display rotondo con diametro di 30 mm e risoluzione di 240×240 pixel, la modalità Perfect View Zoom permette di ingrandire e ridurre i dati specifici dell’allenamento in modo da poter evidenziare le metriche più importanti.

Wahoo ha lavorato anche sull’interfaccia in modo da renderla più intuitiva. Nel caso specifico del triathlon, significa passare alla visualizzazione più opportuna in base alla frazione. Interessante in particolare la transizione touchless, per cambiare da un evento all’altro senza mai toccare l’orologio.

Uno sportwatch pensato per i professionisti, utile però anche per i meno ambiziosi. I dati raccolti permettono infatti di approntare piani di allenamento anche per i semplici appassionati, aiutando a trovare la migliore combinazione ideale per conciliare allenamenti ed esigenze personali.

L’idea è anche cercare di distinguersi nel tempo cercando di sviluppare un ecosistema sempre più completo. Al fianco di dispositivi come ciclocomputer e sportwatch, si trovano quindi rulli per bicicletta smart, monitor dedicati alla frequenza cardiaca e tutti i sensori da applicare agli attrezzi utilizzati.

Anche per questo, il prezzo di 379,99 euro alla fine appare in linea con quanto offerto, anche in relazione alle alternative. Tenendo soprattutto presente, l’effettiva carenza di soluzioni espressamente pensate per il triathlon, ma pronte ad assecondare anche le esigenze di tre discipline singole tra le più praticate.

Amazfit T-Rex Pro parte da dietro per battere tutti in volata

Ultimo arrivato, nel senso letterale del termine, è la nuova proposta Amazfit. Dopo una prima esperienza nel settore sportwatch costruita intorno a un’affidabilità superiore alla media e fuori discussione con T-Rex, in questi giorni è scattata l’ora di rinnovare la sfida con T-Rex Pro.

Sono infatti saliti prima di tutto a quindici, rispetto ai dieci di prima, i test di livello militare affrontati e superati. Oltre a garantire il necessario ventaglio di dati anche nelle condizioni outdoor più impegnative, l’idea è assicurare anche di averle sempre a disposizione, a prescindere dalle condizioni ambientali.

Il risultato è l’impermeabilità a 10 ATM, vale a dire immersioni fino a un centinaio di metri, un sistema di misurazione della saturazione di ossigeno nel sangue, quattro sistemi di navigazione satellitare globale e un altimetro barometrico. Al servizio di un centinaio di discipline tracciabili.

In particolare, Amazfit dedica particolare attenzione alla saturazione dell’ossigeno nel sangue. Misura ormai standard negli smartwatch orientati a salute e sport, il livello di SpO2 viene tenuto sotto controllo per prevenire situazioni di vertigini, mal di testa o problemi cardiaci.

Precisando come comunque non si tratti di un dispositivo medico, quindi con informazioni puramente indicative da verificare all’occorrenza da uno specialista, quando per esempio si raggiungono quote impegnative, sia in altitudine sia in immersione, il dispositivo stesso inviterà a letture regolari del valore. Disponibile anche il calcolo del VO2 Max, limitato però alla corsa.

Sul fronte salute infine T-Rex Pro sposa una linea di tendenza più attuale rispetti agli originari diecimila passi al giorno. Lo stato di salute viene calcolato in base al più articolato PAI, prendendo in considerazione anche il tipo e la qualità del movimento fisico, oltre alla durata.

Ultima novità, l’inserimento di un quarto sistema di localizzazione, il BeiDou, in una delle tre combinazioni possibili per selezionare la coppia attiva con GPS, Glonass e Galileo.

Considerando l’autonomia massima dichiarata di diciotto giorni, abbassata a 40 ore con uso continuo del GPS e di analisi della frequenza cardiaca, se le promesse saranno mantenute, si presenta interessante il prezzo di 169,99 euro.

 

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